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Villa Jovis: Orario aprile 2017

Villa Jovis, orario aprile 2017: Tutti i giorni ore 10-18, ultimo ingresso ore 17.15.  Chiuso martedì.

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Il Monumento

Ci voleva l’autorevolezza di un disegno architettonico unitario e coerente, come quello ideato a fine Cinquecento per i Girolamini da Antonio Dosio e proseguito da Dionisio Nencioni di Bartolomeo, entrambi fiorentini, per consentire ai padri dell’Oratorio di Napoli di esprimere appieno l’eclettismo del proprio gusto artistico. La stessa impostazione modulare delle cappelle, molte delle quali disegnate da Dioniso Lazzari, anch’egli toscano, con la reiterata articolazione di una grande pala d’altare, di due dipinti di formato più ridotto alle pareti laterali, sormontati da piccole tele quadrate, sottolinea l’esigenza di organica impostazione compositiva, che neanche il sovrabbondante partito decorativo marmoreo riesce ad attenuare.

Un gusto eclettico, questo, che, comunque, non va mai in contrasto con i dettami pietistici e devozionali propri della Controriforma, ai quali gli oratoriani di Napoli sembrano scrupolosamente attenersi. E allora, ecco giustificate le presenze di maestri del tardo-manierismo romano (Pomarancio, Federico Zuccari) e napoletano (Marco Pino, Fabrizio Santafede, Bernardo Azzolino, fino a Belisario Corenzio), insieme agli esponenti del classicismo romano e bolognese, come Guido Reni (presente nel complesso dei Girolamini con ben tre opere) e di Francesco Gessi . Molto significativa è la presenza di Pietro da Cortona che con il suo Sant’Alessio morente mostra appieno il fantasioso luminismo della nascente pittura barocca .

Ovviamente, è del tutto privilegiata la cultura figurativa del Barocco napoletano, il cui esponente principale, Luca Giordano, documenta, con l’affresco in controfacciata, la straordinaria capacità dinamica del colore, frutto di una “dannata libertà di coscienza” artistica, poco disposta al rispetto alle regole e molto incline, piuttosto, alla pura invenzione. Luca puntella con le sue magistrali opere anche le cappelle presenti in chiesa fino ai due Incontri di San Filippo con San Carlo, che costituiscono il punto finale e culminante del suo impareggiabile itinerario pittorico. I maggiori interpreti del tardo Barocco napoletano dai Beinaschi a Giacomo Del Po, Malinconico, fino a Solimena, per citare solo i protagonisti, esprimono il loro vigore pittorico con composizioni complesse nell’equilibrato bilanciamento fra colorismo squillante e rigore disegnativo. Con questi protagonisti della cultura figurativa napoletana si confronta l’orvietano Ludovico Mazzanti, che lascia ai Girolamini straordinari affreschi, carichi di convulso dinamismo.  

Stranamente assente è la cultura del naturalismo pittorico, il cui ruolo è, però, riscattato nella Pinacoteca dei Girolamini dalla presenza di capolavori molto noti alla critica, eseguiti dai principali interpreti del caravaggismo napoletano come Battistello Caracciolo e Filippo Vitale, Mathias Stomer, fino e Jusepe de Ribera, che entra  in contatto con i padri dell’Oratorio nel 1616, appena giunto da Roma.

Non meno interessanti sono gli esempi dell’arte plastica presenti in chiesa, a partire dalle sculture di Pietro Bernini, padre del famoso Gian Lorenzo, che impreziosiscono la maestosa cappella marmorea di Caterina Ruffo, disegnata a inizio Seicento, da Jacopo Lazzari, padre di Dionisio. I due monumentali Angeli reggifiaccole di Giuseppe Sanmartino, scolpiti nel 1784 per decorare la balaustra della tribuna, sono straordinarie prove del suo virtuosismo plastico. Il celebre e prolifico scultore napoletano è presente con le sue statue marmoree anche nella facciata, disegnata da Ferdinando Fuga. Il maestoso prospetto, raro esempio a Napoli di facciata interamente decorata di marmi, si affaccia con felice soluzione scenografica sulla piazzetta progettata da Domenico Fontana, grazie ad espropri e acquisti operati dai padri Flippini al momento del loro insediamento.    

Un vero e proprio scrigno di tesori, quindi, questo dei Girolamini, che s’intende di nuovo offrire ai napoletani e ai turisti con discrezione ed eleganza dopo anni di sostanziale chiusura in seguito ai tragici bombardamenti dell’ultima guerra, ai drammatici eventi del dopo terremoto e alle recenti vicende, che hanno, comunque, riproposto l’attenzione sul ruolo centrale che questo monumento ricopre nell’ambito delle più importanti istituzioni culturali presenti sul territorio napoletano cittadino. 

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